martedì 18 luglio 2017

Il girasole


Fui sopraffatta dalle conseguenze che vennero dopo aver attraversato mezza città per fargli una sorpresa. 
Le sorprese non vanno fatte!! Possono sembrare, nel nostro immaginario, situazioni estremamente emozionali, di quelle positive, purtroppo la mia realtà era un'altra. 
Avete presente quando sai che stai per fare la cosa sbagliata, ma la fai lo stesso? 
  Io decisi di farla nonostante sentissi una piccola vocina - detta sesto senso - che mi sussurrava: no! Non fare niente! vatti a comprare un paio di scarpe, stai in giro con le amiche, torna a casa al solito orario...
Io, invece, quella vocina interiore non l’ho mai ascoltata; se solo avessi accettato il suo consiglio, sarei stata felice, cornuta ma con dei sandali fantastici.
Ora, mi ritrovo infelice, cornuta e senza nulla di nuovo ai piedi.

Tornai a casa un’ora prima del previsto con in mano il suo fiore preferito, un girasole. 

Per trovarlo andai in una decina di fiorai, senza successo, finché scoprii che marzo non era il mese adatto per acquistarlo. L’ultimo fioraio mi disse che la fioritura avviene da agosto ad ottobre. 
Dovevo arrendermi: per il nostro anniversario non gli avrei regalato nemmeno un fiore. 
Non volevo prenderne altri, perché nessuno di quelli mi ricordava lui, ma poi mi voltai e ne vidi uno finto, un girasole di stoffa dall’altro lato della strada. Era messo all'interno di un lungo vaso di plastica davanti l’ingresso di un negozio cinese. Corsi per vederlo da vicino. Per quanto non fosse vivente, il materiale con cui era fatto lo rendeva un fiore finto da comprare.
Giravo per Milano con questo grande fiore in mano, felice.

Presi al volo la metro e rimasi alzata tenendomi ad uno dei pali. Fui contenta di non aver trovato quello vero, perché compresi che in mezzo a quella confusione di persone, fin troppo vicine le une alle altre, si sarebbe appassito o rovinato, ma quello che trovai - senza cercare - rimase intatto, perfetto.
  Quando fui davanti la porta di casa, lo poggiai a terra per prendere le chiavi da dentro la borsa stracolma. Mi venne voglia di suonare il campanello, ma non lo feci e comunque sotto il portoncino del palazzo era aperto. Tutto stava andando come nei miei piani, chissà perché non avevo considerato possibili e reali variabili, come ad esempio: stare con uno stronzo.
  Attraversai il disimpegno dell’ingresso in silenzio, sapevo dove poteva essere in quel momento e fino all’ultimo volevo coglierlo alla sprovvista, ma fu lui...loro, a cogliere me di sorpresa.
Non mi resi conto che dei mocassini marroni numero 38, da donna, fossero accanto la porta che avevo appena varcato. 
Ero troppo gaia per notare dettagli, per me quelle scarpe che intravidi erano le mie.
Non era in cucina ed andai verso la stanza matrimoniale.

Lo trovai a letto con un’altra, nel nostro letto con la mia capo-redattrice.







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