Se fosse stato un sogno, mi sarei svegliata accanto a Stefano!
Mi sollevai dal letto con il senso di vomito, come se fossi affogata dentro una vasca di vodka liscia. Per sicurezza, per comprendere di avere gli occhi aperti, che quello che era successo meno di 24h prima fosse vero, mi diedi un forte pizzicotto su di un braccio.
Non fu tanto il rossore sulla pelle, ma il dolore che arrivò al cervello che mi portò a dire:
No! Non ho sognato, è un incubo reale.
Non fu tanto il rossore sulla pelle, ma il dolore che arrivò al cervello che mi portò a dire:
No! Non ho sognato, è un incubo reale.

Poi fui sopraffatta da un loop infinito:
piansi, tanto,
quasi senza smettere più,
risi il doppio,
piansi e
di nuovo risi.
Che brutta fine!
Mi lasciai andare a dolori e sofferenza trascinandomi dal letto al divano, attività che di certo poteva essere definita un ottimo progetto per uno stato depressivo.
Trovavo un certo benessere nel crogiolarmi nel mio malessere.
Lasciatemi qui!
Mi abbracciai al cuscinone che aveva il suo profumo, fingendo che lui fosse tra le mie braccia; ero come Gas Gas che stringeva le perle verdi della collana di Genoveffa, credendo che fossero piselli.
Oh piselli!
L'odiavo, però a tratti l'amavo ancora e quel fastidioso miscuglio di sentimenti, mi faceva andare di matto.
Cercai di evitare di pensare a quello che era successo fino a quel momento e l'unica possibile soluzione per distaccarmi dai pensieri era di affogarli, di portarli nel fondo di un bicchiere riempito più di una volta.
Misi una tuta e gli occhi da sole; alle 19.00 ero dentro il mini-market sotto casa.
Se qualcuno mi avesse visto, riconosciuta, avrei solo fatto finta di non sentire, non vedere, ero un'altra, una fuori di me.
Trovavo un certo benessere nel crogiolarmi nel mio malessere.
Lasciatemi qui!
Mi abbracciai al cuscinone che aveva il suo profumo, fingendo che lui fosse tra le mie braccia; ero come Gas Gas che stringeva le perle verdi della collana di Genoveffa, credendo che fossero piselli.
Oh piselli!
L'odiavo, però a tratti l'amavo ancora e quel fastidioso miscuglio di sentimenti, mi faceva andare di matto.
Cercai di evitare di pensare a quello che era successo fino a quel momento e l'unica possibile soluzione per distaccarmi dai pensieri era di affogarli, di portarli nel fondo di un bicchiere riempito più di una volta.
Misi una tuta e gli occhi da sole; alle 19.00 ero dentro il mini-market sotto casa.
Se qualcuno mi avesse visto, riconosciuta, avrei solo fatto finta di non sentire, non vedere, ero un'altra, una fuori di me.



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