Le sue cose erano state da me, gentilmente adagiate a
terra.
La camera da letto per tutto il suo perimetro era diventata una zona di guerra con spargimento di indumenti.
Una o due cravatte erano brandelli di seta, le camicie avevano evidenti segni di stropicciamento e i jeans, sui quali mi divertivo a camminare a piedi scalzi, divennero un comodo tappeto da camera.
La camera da letto per tutto il suo perimetro era diventata una zona di guerra con spargimento di indumenti.
Una o due cravatte erano brandelli di seta, le camicie avevano evidenti segni di stropicciamento e i jeans, sui quali mi divertivo a camminare a piedi scalzi, divennero un comodo tappeto da camera.
Serviti pure, prenditi le tue cose!
Quella notte, quando lui andò via con lei – che romantici –
rimasi preda dei miei demoni e invasa da tanto dolore gli diedi sfogo.
Iniziai ad aprire l’armadio e scaraventare tutto sul pavimento, come fosse
immondizia prodotta da porci. Dopo essere scivolata sopra
quell'ammasso di inutili vestiti, vidi la forbice sul comodino e afferrandola
me la presi con chi, mi aveva fatta cadere in terra, loro, le cravatte.
Le indossa per andare a lavoro.
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| Per la realizzazione del disegno non è stata maltrattata nessuna cravatta. |
Nel marasma riuscì a recuperarne solo due e, con tutta la creatività del caso, mi diedi al bricolage stoffa in seta.
Che momento terapeutico, certo un tantino immorale, ma era
difficile riuscire a togliere la loro immagina da dentro la mia testa -
immagine che era altrettanto disonesta.
Tolsi dal letto le lenzuola, sopra le quali ci fu l’incontro infedele e li buttai dal balcone.
Col senno di poi sbagliai, non valutando il vento imperterrito di quei giorni, che le sbalzò al piano di sotto. Dovetti discutere con una vecchia megera rimasta zitella - forse non per scelta sua, valutandone il carattere.
Col senno di poi sbagliai, non valutando il vento imperterrito di quei giorni, che le sbalzò al piano di sotto. Dovetti discutere con una vecchia megera rimasta zitella - forse non per scelta sua, valutandone il carattere.
Non le importava di vedermi, afflitta, grondante di lacrime e in
evidente stato di malessere generico. Voleva farmela pagare per essersi
spaventata dallo sbattere delle lenzuola contro la sua portafinestra e me lo
promise.
Nel tardo pomeriggio quando lui fu dinanzi a me, ebbi modo
di chiede il perché.
Non ci sono domande da fare in questi casi, le cose
succedono quando non si ha rispetto per l’altra persona, quando non la si ama,
quindi, perché feci una domanda tanto stupida?
Semplicemente, tra i due in quel momento, ero la stupida! E
lo ero a tal punto da credere, che tornava per chiedermi scusa.
La mia mancanza di sonno, di senno e di tutto quello che
possa rendere una persona fuori di sé, mi portarono a credere che lo stesse facendo.
Quando in realtà, le scuse non furono mai pronunciate.
Quando in realtà, le scuse non furono mai pronunciate.
Non era lì per farsi perdonare, voleva solo riprendere le
sue cose, mostrando atteggiamenti pacati, falsi sensi di colpa e qualche frase
di circostanza, giusto per tenermi a bada.
Non disse una sola parola, alla vista del casino che avevo
combinato in camera da letto. Fece una palla di vestiti e la introdusse con il
massimo silenzio dentro la valigia. Avrebbe fatto di tutto per farmi stare
buona, pure, sopperire la sua collera di fronte alle due cravatte ridotte in
brandelli.
Preso dalle sue emozioni - non manifestate in maniera diretta - andò via non salutandomi.
Mi guardò, con indifferenza, freddezza, come una cosa
inutile lasciata, anzi dimenticata, in un angolo remoto della casa, ma con quel
minimo ricordo di un sentimento tiepido e malinconico che gli si leggeva negli occhi.
Era finita.



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